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Ho freddo in questa casa senza riscaldamento, ad una certa la musica che ascolto sembra tutta uguale e decido per l’assenza di movimento, la posizione fetale, le coperte unte e la solitaria fuga delle mani per ciccare nei piatti sporchi. Un tempo credevo nella musica, scrivevo in più affluenti. Nella mia piena ero avido e attento a ciò che mi succedeva attorno, adesso no. Diagnosticare patologie è un compito delicato che dovrebbero fare i medici e allora rimango nel bilico della sentenza a metà. Infatti, la mia diagnosi è solo un noioso pomeriggio invernale, in sottofondo il coinquilino che studia fisarmonica ampliandomi il senso di spossatezza, mi sento come quando a cinque anni ero costretto a mettere delle scarpe strettissime che mi facevano un male cane. L’ultimo spasmo, sussulto o movimento verso la musica indipendente che mi viene di fare è un disegno zuppo di nostalgia, scarlatti sbiaditi narrano una band di Forlì, i Distanti. I Distanti sono inattivi da molti anni e presto si sfiorerà il decennio, ho contattato Steno per racchiudere in una breve intervista quel momento storico.. Buona Lettura.

Angelo - Intervista ai Distanti

Ciao Steno, sono passati anni dall’ultima apparizione live dei Distanti, questo stand-by è dovuto ad un motivo preciso?
Ciao Angelo, non so se stand-by sia il termine appropriato, per motivi di lavoro e familiari siamo realmente distanti e l’unico momento in cui riusciamo a riunirci per dirci quanto ci odiamo e ci vogliamo bene è per le feste comandate. Mi piace pensare che ci sarà un ritorno, non so come e quando e nel caso non so cosa saranno i Distanti a quel punto, sicuramente qualcosa di nuovo, di diverso, siamo cambiati noi e di conseguenza lo sarà la nostra musica.

Spesso i Distanti vengono citati nel far confronti con band dell’attuale “scena”, rimanete abbastanza contemporanei nonostante l’inattività. Escludete completamente il ritorno?
Purtroppo per i motivi citati precedentemente è da escludere un ritorno a breve, potrebbe passare ancora un’altra decina di anni prima di riavere in casa tutti i membri. Non conosco la scena attuale, a dire il vero, ne sono sempre stato ai margini anche ai tempi, non ho mai sentito una vera appartenenza ad una scena, semplicemente eravamo lì, in quel preciso momento e le cose sono andate abbastanza bene, almeno per un po’.

Le nuove generazioni non sembrano attratte dalla musica live, si è chiuso un ciclo?
Come dicevo, non ho idea di quello che la gente ascolta o fà, mi sono allontanato da quel mondo e ora faccio tutt’altro, quel “ciclo” era ok proprio perché avevo vent’anni, ed ero nel posto giusto al momento giusto ed era bello. Recentemente, per caso, ho assistito ad un piccolo festival, credo di quella che sia l’attuale “scena”, non ricordo chi suonasse, a dire il vero non ero nemmeno interessato, ma sono rimasto stupito e non piacevolmente, dal fatto che mi sono sentito vecchio, fuori luogo, che non ho sentito quel fervore che sentivo ai tempi. I ragazzi e ragazze erano tutti carini, hai presente? Coi capelli giusti, i tatuaggi giusti, nell’aria c’era odore di profumi costosi e balsamo per capelli e i loro iphone e i selfie potevano accompagnare solo. Se si è chiuso un ciclo, o meglio, quel ciclo di cui ho fatto parte penso sia anche a causa di questi motivi; eravamo frivoli anche noi a vent’anni, ma non in quel modo lì, non così. Sono felice di averci messo una pietra sopra e preferisco ricordarlo per come era.

Delle band che hanno deciso “di darci un taglio”, c’è qualcuna che ricordi in maniera particolare?
Non saprei, anche perché non seguo piu’ “la scena”, probabilmente i ragazzi dei DUMMO sono quelli che ricordo con maggior affetto, non tanto musicalmente ma per la condivisione di situazioni a me molto care, come quando in furgone in viaggio per Genova, Alessandro o Tommaso, non ricordo bene chi dei due, fumando una sigaretta diede fuoco al giubbotto e non se ne accorse.

Suonando in giro, qual è la cosa più strana che vi è capitata?
Probabilmente aver fatto colazione con Nada, lei ovviamente non poteva sapere e tantomeno poteva interessare che in Hotel, quella mattina seduti di fronte a lei c’eravamo noi e lei sbottò forte perché non c’erano i kiwi, mannaggia.

Mentre ti scrivo hanno suonato alla porta, erano due signori vestiti per bene che mi hanno chiesto il mio punto di vista sulla fine del mondo. A questo punto giro la domanda a te, stiamo per esaurire la vita astronomica?
La soglia dell’aldilà è sempre aperta.

In questo “non suonare” c’è un pezzo dei Distanti che ti manca più di altri?
“Ingenuità dei lettori e delle lettere” è uno dei pochi pezzi che ricordo come si suona e di tanto in tanto quando imbraccio la chitarrina mi piace riprendere le note in loop della parte finale del pezzo. Anche se in vero, “era meglio il demo”, no?

Forlì/Pesaro
Dicembre 2017